Colf, badanti e babysitter devono seguire il datore in vacanza? - Colf e badanti

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Mer, Ago

L' esperto risponde

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Lavoro come collaboratrice domestica da tanti anni con la stessa persona. Quest’anno per la prima volta il mio datore di lavoro mi chiede di seguirlo per un mese in un’altra città, dove andrà in vacanza. Sono obbligata ad andarci?


15 maggio 2015 – L’obbligo di seguire o meno il datore di lavoro che va in trasferta in altre residenze o comuni dipende dal tipo di rapporto di lavoro, cioè dipende dal fatto che il lavoratore sia convivente o meno.

Lavoratore a ore o non convivente: l’eventualità di seguire il datore di lavoro in trasferta deve essere espressamente prevista nella lettera di assunzione. Nel caso in cui non sia specificato, il lavoratore può legittimamente rifiutarsi e il suo rifiuto non costituisce un valido motivo di licenziamento.

Lavoratore convivente: è probabile che durante il rapporto di lavoro, il datore di lavoro chieda al lavoratore convivente di seguirlo anche in altri comuni o in residenze secondarie, per villeggiatura o per altri motivi. In questo caso il lavoratore convivente ha l’obbligo di seguire il proprio datore o la persona di cui si prende cura durante le trasferte (per esempio alla seconda casa al mare o in montagna). Questa condizione deve essere specificata nella lettera di assunzione del lavoratore convivente.

Se l’obbligo di trasferta non è stato previsto nel contratto di assunzione, al lavoratore verrà corrisposta per tutti i giorni della trasferta, in base al livello di inquadramento, una diaria giornaliera che varia, in base al CCNL applicato, dal 10% al 20%, oltre alla normale retribuzione.

In qualsiasi delle due ipotesi, il datore di lavoro dovrà avvertire la colf o badante con qualche giorno di anticipo della data di partenza, specialmente se il soggiorno sarà in un altro comune. Inoltre, al lavoratore dovranno essere rimborsate anche le spese di viaggio e di trasporto degli effetti personali, ma solo nel caso in cui il datore di lavoro non provveda a farsi carico sin dalla partenza.

Infine, si ricorda che anche durante la trasferta, al lavoratore spetta il riposo settimanale.

 

D.ssa Maria Elena Arguello

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Lavoro come collaboratrice domestica da tanti anni con la stessa persona. Quest’anno per la prima volta il mio datore di lavoro mi chiede di seguirlo per un mese in un’altra città, dove andrà in vacanza. Sono obbligata ad andarci?


15 maggio 2015 – L’obbligo di seguire o meno il datore di lavoro che va in trasferta in altre residenze o comuni dipende dal tipo di rapporto di lavoro, cioè dipende dal fatto che il lavoratore sia convivente o meno.

Lavoratore a ore o non convivente: l’eventualità di seguire il datore di lavoro in trasferta deve essere espressamente prevista nella lettera di assunzione. Nel caso in cui non sia specificato, il lavoratore può legittimamente rifiutarsi e il suo rifiuto non costituisce un valido motivo di licenziamento.

Lavoratore convivente: è probabile che durante il rapporto di lavoro, il datore di lavoro chieda al lavoratore convivente di seguirlo anche in altri comuni o in residenze secondarie, per villeggiatura o per altri motivi. In questo caso il lavoratore convivente ha l’obbligo di seguire il proprio datore o la persona di cui si prende cura durante le trasferte (per esempio alla seconda casa al mare o in montagna). Questa condizione deve essere specificata nella lettera di assunzione del lavoratore convivente.

Se l’obbligo di trasferta non è stato previsto nel contratto di assunzione, al lavoratore verrà corrisposta per tutti i giorni della trasferta, in base al livello di inquadramento, una diaria giornaliera che varia, in base al CCNL applicato, dal 10% al 20%, oltre alla normale retribuzione.

In qualsiasi delle due ipotesi, il datore di lavoro dovrà avvertire la colf o badante con qualche giorno di anticipo della data di partenza, specialmente se il soggiorno sarà in un altro comune. Inoltre, al lavoratore dovranno essere rimborsate anche le spese di viaggio e di trasporto degli effetti personali, ma solo nel caso in cui il datore di lavoro non provveda a farsi carico sin dalla partenza.

Infine, si ricorda che anche durante la trasferta, al lavoratore spetta il riposo settimanale.

 

D.ssa Maria Elena Arguello