Divieto di licenziamento - Colf e badanti

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Gio, Set

Divieto di licenziamento

La legge prevede il divieto di licenziamento della lavoratrice madre fino alla fine del congedo di maternità.

Nel caso in cui ci la gravidanza si instauri nel corso del rapporto di lavoro, sin dall’inizio della gestazione (comprovata da idoneo certificato medico) e fino alla fine del congedo di maternità, la lavoratrice non può essere licenziata, salvo che per giusta causa o che il contratto a termine non sia naturalmente scaduto.

Licenziamento per giusta causa

Perché il datore di lavoro possa procedere ad un licenziamento in tronco di una lavoratrice domestica in stato di gravidanza o in congedo di maternità, deve sussistere la giusta causa.

La giusta causa consiste in una condotta del lavoratore, in un inadempimento o in una mancanza talmente gravi da infrangere il rapporto di fiducia con il datore di lavoro e da non consentire la prosecuzione, nemmeno provvisoria, del rapporto di lavoro.

Le assenze non giustificate entro il 5° giorno, tranne nel caso di forza maggiore, sono da considerarsi una giusta causa per il licenziamento.

Altre ipotesi di licenziamento per giusta causa: ingiurie o minacce poste in essere nei confronti del datore di lavoro o dei colleghi; reati commessi nell’esercizio del lavoro (ad esempio un furto commesso sul luogo di lavoro) oppure reati che, seppur commessi al di fuori del rapporto di lavoro, facciano comunque venir meno il rapporto di fiducia tra lavoratore e datore di lavoro.

La giusta causa consente il licenziamento in tronco del lavoratore, senza alcun preavviso.

Il licenziamento in quel caso non esclude eventuali responsabilità a carico del lavoratore.

Dimissioni della lavoratrice

Per evitare che dietro le dimissioni si possa celare un licenziamento da parte del datore di lavoro, la legge prevede che le dimissioni della lavoratrice madre presentate nel periodo in cui vige il divieto di licenziamento (il periodo che intercorre tra l'inizio della gestazione e il termine del congedo di maternità)debbano necessariamente avere un passaggio formale,come da Legge 92/2012, art. 4, c.17 e ss, altrimenti vengono ritenute nulle.

Le dimissioni della lavoratrice madre devono infatti essere comunicate per scritto alternativamente:

  • in sede sindacale
  • presso la Direzione territoriale del lavoro
  • presso il Centro per l'impiego
  • sottoscrivendo copia della denuncia di cessazione del rapporto di lavoro, inoltrata dal datore di lavoro alle sedi competenti.

e convalidate da parte della Direzione Provinciale del Lavoro, che accerterà accertare la vera volontà della lavoratrice e renderà effettive le dimissioni.

Infine, presumendo che le dimissioni rassegnate dalla lavoratrice in questo periodo siano dovute ad esigenze familiari e pertanto legate ad uno stato di bisogno, per legge la lavoratrice non è tenuta al preavviso e anzi può richiedere dal datore di lavoro il pagamento dell’indennità di mancato preavviso prevista per i casi di licenziamento. 

Termini di preavviso per il licenziamento

 

È lecito licenziare la lavoratrice madre soltanto al termine del congedo di maternità. Dovranno a tal fine essere osservati i normali termini di preavviso. Vedi: Termini di preavviso di licenziamento.

Qualora invece il datore volesse comunicare il licenziamento prima del 31° giorno successivo al termine del congedo di maternità, i termini di preavviso da osservare sono raddoppiati, come da tabella che segue.

Preavviso per licenziamento della lavoratrice madre

(prima del 31° giorno successivo al termine del congedo di maternità)

Orario di lavoro

anni di anzianità presso

lo stesso datore di lavoro

giorni di calendario
25 ore settimanali o più da 0 a 5 30
oltre i 5 60
 
fino alle 25 settimanali da 0 a 5 16
oltre i 5 30

Il datore di lavoro è tenuto, su richiesta scritta del lavoratore, a rilasciare una dichiarazione scritta che attesti l'avvenuto licenziamento.

 

Fonte: art. 39 del CCNL 2013.