Kyenge: "Anche io ho fatto la badante, sono persone al servizio dell’altro" - Colf e badanti

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altLa ministra: "Mi pagavo gli studi. Bisogna rafforzare la formazione professionale e dare sostegno psicologico”

altLa ministra: "Mi pagavo gli studi. Bisogna rafforzare la formazione professionale e dare sostegno psicologico”

Roma – 20 novembre 2013 - Anche Cècile Kyenge, come tante altre donne straniere in Italia, ha fatto per un periodo della sua vita la badante.

“Per sei anni sono stata dietro a quel lavoro, in questo modo mi pagavo gli studi” ha rivelato ieri pomeriggio la ministra dell’Integrazione intervenendo i a Roma alla presentazione di 'Badami', un film reportage della regista Mariangela Forcina che racconta la storia di tre badanti romene.

"Per un anno – ha raccontato ancora la ministra-  nei fine settimana, andavo da una signora di 90 anni. Le dicevo che avevo bisogno di lei per non sentirmi sola. Lei, a 90 anni, era completamente autonoma e cucinava anche per me. Non voleva aiuto ma aveva solo bisogno di parlare. E io mi portavo dietro i miei libri e studiavo".

Kyenge, che poi è diventata oculista, nella sua esperienza da badante ha seguito anche una persona non autosufficiente. "Se c’è un aiuto della tecnologia, si riesce a stabilire un contatto e a uscire dalla medicalizzazione" ha spiegato, dicendo che quello è stato un periodo difficile della sua vita.

Secondo la ministra "oggi bisogna cercare di rafforzare la formazione di queste persone, che spesso hanno bisogno di un grande sostegno psicologico. Per pochi mesi ho assistito dei malati terminali in Oncologia, ho visto le persone che assistevano questi malati e che non si lamentavano mai, lo facevano con amore. Queste persone vanno sostenute".

"La cittadinanza – ha aggiunto Kyenge a margine dell’evento - si rafforza con la quotidianità, con gesti piccoli. Che non vengono mai valorizzati, ma dietro quei lavori ci sono dei volti, delle storie”.

Le badanti, ha concluso “sono persone che non chiedono mai niente in cambio, semplicemente perchè sono al servizio dell’altro. Devono essere valorizzate di più e bisogna capirle di più. Ma soprattutto cercare di porre questa diversità come un momento importante per rafforzare questa cittadinanza".