Naspi. Per l'assegno di disoccupazione bastano 5 settimane di lavoro - Colf e badanti

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L’inps elimina il requisito delle 24 ore a settimana per colf, badanti e babysitter. Avrebbe tagliato fuori 300 mila lavoratrici part-time

Roma – 13 settembre 2016- Una buona notizia per colf, badanti e babysitter che perdono il lavoro. L’Inps ha rivisto i criteri per accedere alla Naspi, il nuovo assegno di disoccupazione, allargando di fatto la platea dei beneficiari. 

Il Jobs Act, cioè la riforma del lavoro entrata in vigore lo scorso maggio, pone tre requisiti per accedere alla Naspi. Bisogna infatti essere stati licenziati, aver versato contributi per almeno 13 settimane nel corso degli ultimi 4 anni e, attenzione, aver lavorato per almeno 30 giorni nei dodici mesi precedenti la perdita del lavoro. 

Per i lavoratori domestici è però difficile calcolare i giorni effettivi di lavoro, dal momento che i datori comunicano all’Inps solo le ore lavorate nel corso della settimana. Due giorni da quattro ore, per esempio, risultano identici a un giorno da otto. 

L’Inps aveva quindi introdotto, solo per i lavoratori domestici, un requisito legato non ai giorni, ma alle ore. Secondo  una circolare di fine luglio, avrebbe potuto accedere alla Naspi solo chi aveva lavorato nei dodici mesi precedenti il licenziamento almeno “per 5 settimane con un minimo di ore lavorate per ciascuna settimana pari a 24 ore”.

Quell’interpretazione era una mannaia che tagliava fuori automaticamente dalla Naspi addirittura un terzo di colf, badanti e babysitter. Su 900 mila che versano i contributi, infatti, ben 300 mila lavorano meno di 24 ore a settimana. Nel conto finiscono anche tante lavoratrici che in realtà lavorano di più, ma che sono state regolarizzate solo per una parte del loro impegno. 

Associazioni come l’Acli Colf avevano subito denunciato quella che sembrava un’ingiusta discriminazione. Le lavoratrici part-time venivano penalizzate e rimanevano senza alcun salvagente in caso di perdita del posto di lavoro, subendo tra l’altro un trattamento (il calcolo a ore) differenziato rispetto a tutti gli altri lavoratori. 

Ora  l’Inps, fortunatamente, ha fatto marcia indietro

In una nuova circolare, diffusa il 27 novembre, ha ridefinito i criteri, spiegando che il requisito dei 30 giorni si intende soddisfatto se nei 12 mesi precedenti il licenziamento risultano “almeno 5 settimane di contributi”. Il numero di ore non conta più. Potrà quindi accedere alla Naspi chi ha lavorato regolarmente per almeno cinque settimane, sia a tempo pieno  che part time.  

“È un’ottima notizia. L’Inps ha corretto il tiro con un’interpretazione corretta nei confronti delle lavoratrici part-time, ma in generale di tutto il settore domestico. Colf, badanti e babysitter vanno trattate come tutti gli altri lavoratori, anche per i requisiti della disoccupazione” dice a Stranieriinitalia.it Raffaella Maioni, responsabile nazionale Acli Colf. 

Il cammino, però, è solo all’inizio. “Oggi – spiega Maioni – i contributi non vengono versati in base alle retribuzioni effettive, ma in base a retribuzioni convenzionali. Questo porta a prestazioni previdenziali inferiori a quelle che le lavoratrici domestiche meriterebbero”. 

Elvio Pasca