Assunzione di parenti o affini - Colf e badanti

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Dom, Mag

Assunzione di parenti o affini

Sarà successo a tutti di affidare per una sera i bambini a un parente o di chiedergli una mano per mettere ordine in casa. Ma nulla impedisce di assumere a tutti gli effetti un familiare come colf, badante o babysitter, pagandogli un regolare stipendio e versandogli i contributi.


A ribadire questa possibilità è più volte intervenuta l'Inps che, nel 2007 inviò un messaggio chiarificatore (Gradi di parentela) a tutte le sue sedi dopo che alcune di queste si erano rifiutate di iscrivere i rapporti di lavoro domestico tra parenti.

Rifacendosi alla normativa sul lavoro domestico, l'Inps ha ribadito che "l'esistenza di vincoli di parentela o affinità tra le parti di un contratto di lavoro domestico non elude il rapporto di lavoro ed il conseguente obbligo assicurativo, purché il rapporto di lavoro sia provato".

Respingere quindi la richiesta di iscrizione è illegittimo, oltre che "contrario alle finalità dell'Istituto, volte a garantire al lavoratore la copertura previdenziale e a vigilare sull'obbligo contributivo a carico del datore di lavoro".

L'Inps deve comunque accertare che tra parenti si è instaurato un vero rapporto di lavoro, ma come?
Al momento dell’iscrizione il rapporto di lavoro può essere “auto-certificato” attraverso la dichiarazione di responsabilità, contenuta nel modello di assunzione. Vedi:
Le comunicazioni di assunzione.

In caso di dubbio, l’Inps può fare accertamenti e verifiche, anche convocando le parti, datore di lavoro e collaboratore domestico.

Non è necessario dare alcuna prova o non si è soggetti a particolari accertamenti se il rapporto di lavoro è prestato a favore di grandi invalidi di guerra o per cause di servizio e del lavoro; mutilati ed invalidi civili o ciechi civili; ministri di culto che sono sotto un’autorità vescovile.

 

Fonte normativa: Circolare Inps 19 giugno 2007